Dì solamente una parola

Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, non per opere, perché nessuno si glori. (Efesini 2:8-9)

L’ufficiale romano, di cui il cap. 8 dell’Evangelo di Matteo ci narra il racconto e il suo colloquio con Gesù, aveva delle grandi qualità. Era capo, e sapeva farsi ubbidire. Egli dice: “Se comando ad un soldato di andare, egli va; di venire, egli viene; di fare questo, lo fa”. Nonostante ciò egli rimaneva umile e diceva a Gesù: “Non sono degno che Tu entri sotto al mio tetto” (v.8).

Egli mostra un interesse toccante per il suo servo ammalato. Il Signore prenderà forse in considerazione tutte le sue qualità e, a causa di esse, risponderà alla sua preghiera? No, niente affatto. Nessuno può contare sulle benedizioni divine per il fatto che è buono, giusto, amabile, sincero.

Se Gesù risponde a questo ufficiale, è solo perché ha trovato in lui la fede che Gli è gradevole. E quanto costui dichiara: “Di solamente una parola ed il mio servo sarà guarito”, Gesù, rispondendo alla sua fede, ristabilisce il malato. La fede di quest’uomo è ammirevole. Una parola bastava per dargli la certezza della liberazione. Questa parola che libera, Gesù l’ha pronunciata anche per te.

Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. (Giovanni 11:25)

Non sono le tue qualità e tuoi meriti che vi varranno il favore di Dio, ma solamente la fede nell’opera della salvezza compiuta da Gesù.

Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano. (Ebrei 11:6)

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