La parola latina “veto”, che significa “mi oppongo”, è adoperata per designare il diritto riconosciuto ad un’autorità di opporsi a una decisione presa da un’altra autorità. Nella Roma antica, i magistrati chiamati tribuni della plebe potevano così opporsi ai decreti del Senato o dei consoli.

Se l’autorità investita da questo diritto di veto è saggia e giusta, esiste indubbiamente una garanzia di buon governo, e le misure pericolose per lo Stato o per le persone sono evitate.

P1020789Ma esiste al disopra di tutti un’autorità che il credente è felice di riconoscere, quella di Dio, quel Dio che è suo Padre, non solamente giusto e saggio, ma sovranamente buono, pieno di amore per i suoi figli.

Quando costoro lo pregano, possono essere sicuri che qualsiasi domanda fatta secondo la volontà del loro Padre sarà esaudita. Ma con ciò essi rimangono pur sempre limitati nei loro pensieri.

“Noi non sappiamo che cosa dobbiamo chiedere come conviene”, ricorda l’apostolo Paolo. Questa condizione deve forse impedirci di pregare? Certamente no. Noi siamo tenuti ad esporre i nostri bisogni così come li sentiamo, e Dio ci risponde secondo la sua perfetta conoscenza, la sua saggezza e il suo amore! Abbiamo fiducia in Lui!

Egli darà sicuramente la sua approvazione a ciò che è secondo il suo pensiero, e il suo veto a ciò che ci sarebbe contrario e funesto. Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce.

Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste. (1 Giovanni 5:14-15)

Questa è la nostra sicurezza. Chi oserebbe pregare se il Signore non avessi il diritto di veto sulle nostre preghiere?

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