Al tempo di re Acaz, un re empio e omicida, il popolo d’Israele aveva abbandonato Dio e i suoi comandamenti. Dio permise allora una carestia, annunciata da Eliseo, Suo profeta.

La città di Samaria è assediata e c’è una fame terribile. Quando viene a sapere che certe madri mangiavano i loro figlio, quel re corrotto si straccia le vesti in segno di costernazione, ma invece che a se stesso, attribuisce la colpa a Eliseo.

Dopo queste cose, Ben-Adad, re di Siria, radunò tutto il suo esercito, salì contro Samaria e la cinse d’assedio. Ci fu una grande carestia in Samaria, e i Siri l’assediarono in modo tale che una testa d’asino la si vendeva a ottanta sicli d’argento, e il quarto d’un cab di sterco di colombi, a cinque sicli d’argento. 

luceMentre il re d’Israele passava sulle mura, una donna gli gridò: «Aiutami, o re, mio signore!»  Il re le disse: «Se non ti aiuta il SIGNORE, come posso aiutarti io? Con quel che dà l’aia o con quel che dà il frantoio?» Poi il re aggiunse: «Che hai?» Lei rispose: «Questa donna mi disse: “Dammi tuo figlio, ché lo mangiamo oggi; domani mangeremo il mio”. Così abbiamo fatto cuocere mio figlio, e lo abbiamo mangiato. Il giorno seguente io le dissi: “Dammi tuo figlio, ché lo mangiamo”. Ma lei ha nascosto suo figlio». Quando il re udì le parole della donna si stracciò le vesti; e, mentre passava sulle mura, il popolo vide che sotto, sulla carne, portava un cilicio.

Il re disse: «Mi tratti Dio con tutto il suo rigore, se oggi la testa di Eliseo, figlio di Safat, rimane sulle sue spalle!» Eliseo se ne stava seduto in casa sua, e con lui stavano gli anziani. Il re mandò avanti un uomo; ma prima che questo inviato giungesse, Eliseo disse agli anziani: «Vedete che questo figlio d’un assassino manda qualcuno a tagliarmi la testa? Badate bene; quando arriva l’inviato, chiudete la porta, e tenetegliela ben chiusa in faccia. Non si sente già dietro a lui il rumore dei passi del suo signore?» Egli parlava ancora con loro, quand’ecco scendere verso di lui l’inviato, che disse: «Ecco, questo male viene dal SIGNORE; che ho più da sperare dal SIGNORE?» (2 Re 6:24-33)

Anche oggi, quando si parla della sofferenza dei bambini, chi viene accusato immediatamente? Dio! Persino gli uomini più duri si commuovono di fronte alla sofferenza dei bambini.

E anche se non si curano di Dio o addirittura credono che non esiste, la loro conclusione è una: la colpa è di Dio! Così si accusa Dio, ci si ribella, Lo si giudica. Se vede le nostre sofferenze e tace, è segno che è indifferente e insensibile. Per quale motivo rivolgersi a Lui?

La sofferenza che c’è nel mondo è dovuta al peccato, e il più delle volte è conseguenza diretta della violenza, dell’egoismo, dell’indifferenza degli uomini. E’ l’uomo che sceglie il male al posto del bene e quando il male agisce in tutta la sua crudeltà, l’uomo non accetta le inevitabili conseguenza.

Noi sappiamo che siamo da Dio, e che tutto il mondo giace sotto il potere del maligno.  Sappiamo pure che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza per conoscere colui che è il Vero; e noi siamo in colui che è il Vero, cioè, nel suo Figlio Gesù Cristo. Egli è il vero Dio e la vita eterna. (1 Giovanni 5:19-20)

Ma il silenzio di Dio non è indifferenza. Colui che ha messo l’amore materno nel cuore della donna, come può essere duro e insensibile? E noi, sue creature, saremmo forse migliori e più sensibili di Colui che ci ha fatti?

Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere? Anche se le madri dimenticassero, non io dimenticherò te. (Isaia 49:15)

No, Dio non è indifferente alle nostre sofferenze. Il grande amore che ha per noi ce l’ha mostrato quando Suo Figlio è stato crocifisso per dare, a chi crede in Lui, un eternità di riposo e di gioia.

Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. (Romani 5:8)

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