Gesù pieno di compassione

Quando ci troviamo vicino a qualcuno che soffre, siamo spesso disorientati e incapaci di comprendere realmente la sua angoscia. Simpatizzare significa soffrire insieme a chi soffre, piangere con chi piange, sentire profondamente la sua pena ed il suo dolore.

Vedendo le folle, ne ebbe compassione perché erano stanche e disperse, come pecore senza pastore. (Matteo 9:36)

Uno solo è stato capace di avvinarsi sempre agli afflitti con un cuore pieno di compassione, di amare veramente senza pregiudizio: è Gesù.

Eppure egli portava le nostre malattie e si era caricato dei nostri dolori; noi però lo ritenevamo colpito, percosso da DIO ed umiliato. (Isaia 53:4)

Egli condivideva le sofferenze umane, non si stancava mai di fare il bene e di guarire coloro che erano sofferenti. Se ha pianto davanti alla tomba di Lazzaro, prima di risuscitarlo, è perché partecipava alla tristezza che assale l’uomo di fronte alla morte.

Ma il Signore Gesù è venuto anzitutto per liberare l’umanità dalla schiavitù del peccato. E’ andato di luogo in luogo facendo il bene, mostrando quanto fosse pieno di compassione per la sua creatura stanca e travagliata; col suo cuore pure e sensibile, di fronte alle conseguenze del peccato nell’umanità, ha portato la grazia e la salvezza.

Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno. (Ebrei 13:8)

Anche se oggi non è più presente fisicamente sulla terra, desidera sempre perdersi cura di chi passa per la prova; per consolare, sostenere, incoraggiare.

È una grazia dell’Eterno che non siamo stati interamente distrutti, perché le sue compassioni non sono esaurite. Si rinnovano ogni mattina; grande è la tua fedeltà. (Lamentazioni 3:22-23)