Grida e mormorii

Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e la vostra anima vivrà; e io stabilirò con voi un patto eterno, secondo le grazie stabili promesse a Davide. (Isaia 55:3)

“La caduta delle foglie mormora sempre qualche cosa ai viventi”, dice un proverbio russo. Di fronte agli avvenimenti sconvolgenti che si svolgono attorno a noi, potremmo dire anche oggi: la caduta dell’uomo grida qualcosa ai viventi.

Un grido di sofferenza che bisogna ascoltare col cuore! Non si tratta più di mormorii e di foglie autunnali, si tratta di un grido disperato; tuo, mio, dell’umanità intera. Se il mormorio ricorda che vie è la vita, il grido testimonia che essa è breve.

I giorni dell’uomo sono come l’erba; egli fiorisce come il fiore del campo; se il vento gli passa sopra, egli non è più e il suo luogo non lo si riconosce più. (Salmi 103:15-16)

Che cosa dobbiamo fare? Soccombere nell’amarezza e nello scoraggiamento constatando la nostra impotenza? No! Dobbiamo reagire, ascoltare il grido del nostro cuore, perché è giunto il momento di sapere quale maestro seguiamo, quale scopo perseguiamo nella nostra vita. L’auto del Salmo non ci lascia nell’angoscia, Egli ci ricorda le promesse di Dio.

Ma la benignità dell’Eterno dura d’eternità in eternità per quelli che lo temono, e la sua giustizia per i figli dei figli, per quelli che osservano il suo patto e si ricordano dei suoi comandamenti per metterli in pratica. (Salmi 103:17-18)

Ci si ricorda allora che al grido di disperazione vi è una risposta, una risposta che è promessa di vita, non di un momento, ma eterna. Ci si ricorda che un Altro mormora, che un Altro soccorre, che un Altro parla. Lo conosci? E’ Colui che si è lasciato crocifiggere per la salvezza dell’uomo e che è risuscitato per la nostra felicità eterna. Non odi la sua voce?

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