Gli occhi tuoi ammireranno il re nella sua bellezza. (Isaia 33:17)

Dei re lo vedranno e si alzeranno; dei principi pure e si prostreranno. (Isaia 49:7)

Le cronache del Medio-Evo ci insegnano che nel tempo anteriore all’invenzione della stampa, durante il quale ogni libro doveva essere copiato a mano, la Bibbia occupava un posto d’onore nel palazzo di molti re di Francia.

Certo, non è il fatto di possedere una Bibbia nella propria casa, e neppure di leggerla, che fa di qualcuno un vero credente. Ma poiché l’interesse per le Sacre Scritture non caratterizzò tutti questi re, le eccezioni potrebbero essere il segno di una fede reale, in coloro che lo hanno dimostrato. Esso ci ricorda che la Parola di Dio è il libro universale, rispettato a giusto titolo dai grandi come dai piccoli.

bibbia_ceiR375E’ noto che Carlo Magno attribuiva molta importanza all’istruzione pubblica. Era assistito da colui che oggi sarebbe chiamato il suo ministro della cultura, un ecclesiastico chiamato Alcuin. L’impulso dato durante il suo regno agli studi biblici fu tale che la Bibbia passò, in quel periodo, dalle mani del clero a quelle dei laici, soprattutto quelli della corte.

Alcuin era continuamente consultato sulle difficoltà di interpretazione. In una delle lettere ch’egli inviò a Carlo Magno, lo informò che dei potenti signori, delle nobildonne, degli stessi guerrieri, gli scrivevano per chiedergli spiegazioni su tale o tale passo della Bibbia. Il figlio di Carlo Magno, Luigi il Mansueto (o il Pio), morto nel 840, pare abbia veramente meritato questo soprannome. Anch’egli conosceva e amava la Bibbia.

I re chiuderanno la bocca davanti a lui, poiché vedranno quello che non era loro mai stato narrato, apprenderanno quello che non avevano udito. (Isaia 52:15)

Re Luigi (1214-1270) portava con sé la Bibbia in tutte le sue spedizioni. Essa è conservata alla Biblioteca nazionale, ed è un piccolo esemplare tascabile, fatta in base alle sue istruzioni. Al campo, egli la spiegava agli ufficiali che non conoscevano il latino. E’ durante il suo regno che viene pubblicata la prima traduzione della Bibbia in francese (1250).

Giovanni il Buono (1318-1364) è il primo re di Francia che abbia promosso con ogni sforzo la divulgazione di questa traduzione della Bibbia nella lingua nazionale. Alla Battaglia di Poitiers (1356), aveva con sé la propria Bibbia prediletta. Essa fu presa dagli Inglesi col bottino. Un re che prende con sé la Bibbia – e una grossa Bibbia – per andare in guerra, non è avvenimento di tutti i giorni. Oggi è conservata a Londra al British Museum.

Carlo V (1338-1380) ereditò da suo padre, Giovanni il Buono, questo amore per la Bibbia di cui portava sempre con sé un esemplare, in due piccoli volumi, scritti in bel carattere grafico, con miniature d’oro e cinabro in rilievo. Cosa ancora più importante, la leggeva tutti i giorni, a capo scoperto e in ginocchio, e in un anno la leggeva tutta.

Ne regalò molti esemplari a diversi signori e nobildonne della corte, la fece copiare in diversi dialetti, affinché, scrive un cronista, “in tutte le province del regno, ciascuno possa approfittare di questi santi scritti”. Questo desiderio di diffondere la Bibbia e di lasciarla ai suoi successori, non giustifica forse il soprannome attribuitogli, di Carlo V, il Saggio?

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