Ma un Samaritano, che era in viaggio, giunse presso di lui e, vedendolo, ne ebbe pietà; avvicinatosi, fasciò le sue piaghe versandovi sopra olio e vino, poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo condusse a una locanda e si prese cura di lui. (Luca 10:33-34)

malatiLa legge di Dio, data al popolo di Israele tramite Mosè e scritta nella Bibbia, ordinava di amare il prossimo come se stesso. Rispondendo alla domanda che gli fa un dottore della legge: “Chi è il mio prossimo?” Gesù racconta la storia di un uomo che è stato vittima di un agguato. Moribondo, accasciato a lato della strada, derubato di tutto, il malcapitato viene soccorso da un Samaritano di passaggio. Ispirandosi a quella parabola del Signore, definire uno un “buon Samaritano” significa dire che é buono, che compie gesti caritevoli nei confronti del prossimo.

Ma con quel racconto il Signore non vuole soltanto incitarci a dare prova di bontà verso i bisognosi, ma vuole farci comprendere quale sia il nostro stato morale: esattamente quello del povero uomo assalito dai malviventi. Non è forse questo il destino di tutte le persone che vivono senza Dio?

Sono alla mercé di Satana e tutte hanno di fronte la morte, senza la speranza di essere soccorse. Il buon Samaritano è una figura del Signore Gesù, che é sceso dal cielo per cercare e salvare quelli che erano perduti, e prendersi cura di loro.

Quale di questi tre ti pare essere stato il prossimo di colui che s’imbatté nei ladroni?» Quegli rispose: «Colui che gli usò misericordia». Gesù gli disse: «Va’, e fa’ anche tu la stessa cosa». (Luca 10:36-37)

Gesù è venuto sulla terra come un uomo, è stato il “nostro prossimo” dando se stesso a morire sulla croce per salvarci. Se conosciamo il suo amore verso di noi, come possiamo non avere compassione dei bisognosi che ci stanno intorno?

Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io. (Giovanni 13:15)

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