Felicità

La felicità: un risultato dell’ubbidienza a Dio

Infatti «chi vuole amare la vita e vedere dei buoni giorni, trattenga la sua bocca dal male e le sue labbra dal parlare con inganno; si ritragga dal male e faccia il bene, cerchi la pace e la persegua, perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alla loro preghiera, ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male». (1 Pietro 3:10-12)

Molte persone immaginano che l’ubbidienza al Signore renda noiosa la vita di coloro che la praticano. Ragionare così significa dimostrare di non conoscere la gioia cristiana e di non conoscere neppure Dio, al quale siamo invitati a sottometterci per amore.

Sbagliando completamente le nostre valutazioni, potremmo essere portati a dire: “Bisogna che segua un po’ la religione per mettermi al riparo dalla condanna divina, ma voglio anche godere dei piaceri della vita il più possibile”. In realtà, questi piacere sono insignificanti se paragonati alla felicità che dà il metterci al servizio di Dio.

Un credente saggio diceva: “La felicità fine a se stessa fuggirà sempre davanti a noi come un miraggio; non la raggiungeremo mai. Ma se il nostro obiettivo principale è ubbidire al Signore piuttosto che compiacere a noi stessi, la vera felicità sarà una conseguenza diretta e costante di questa ubbidienza”.

Se i credenti vogliono compiacere a se stessi non a sono felici come potrebbero essere. Ma non è mai troppo tardi per iniziare a vivere seguendo l’esempio di Gesù Cristo, il nostro esempio perfetto, che diceva: “Tutto quello che il Padre mi dà verrà a me; e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché io sono disceso dal cielo, non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.” (Giovanni 6:37-38)

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