Noi siamo afflitti in ogni maniera, ma non ridotti agli estremi; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; abbattuti, ma non distrutti, portando del continuo nel nostro corpo il morire del Signore Gesù, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. (2 Corinzi 4:8-10)

Nella Bibbia troviamo due uomini di Dio che nella loro vita hanno avuto un momento di profondo scoraggiamento. Si tratta di Davide e del profeta Elia. Questi due uomini erano entrambi animati da un’ardente fede in Dio.

133516Davide non aveva temuto di affrontare il gigante Golia, persuaso che la sua debolezza avrebbe manifestato la potenza di Dio. Il profeta Elia non aveva tremato di fronte alle minacce del malvagio re Acab. In tante circostanze difficili la sua fede aveva trionfato su tutti gli ostacoli.

Se ai migliori mancano le forze, che ne sarà di noi?

“Chi pensa di stare in piedi guardi di non cadere” (1 Corinzi 10:12), scrive l’apostolo Paolo. Davide andò in crisi quando la persecuzione da parte del re Saul si era fatta più accanita.

“Davide disse in cuor suo: Un giorno o l’altro, perirò per mano di Saul”. (1 Samuele 27:1)

Elia, pur dopo tante prove della potenza di Dio, si scoraggiò vedendo che il popolo d’Israele, caduto nell’idolatria, era sordo ai suoi richiami.

“Basta! Prendi la mia vita o Signore…. I figli d’Israele hanno abbandonato il tuo patto” (1 Re 19:4-10)

Spesso è così anche per noi. Dopo avere riportato una vittoria siamo ancora più vulnerabili e abbiamo particolarmente bisogno di guardare al Signore per non lasciarci cogliere dallo scoraggiamento.

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