Nulla può scusare l’ingiustizia

Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano: «Che facciamo? Quest’uomo fa molti segni. Se lo lasciamo andare avanti così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo e la nostra nazione». (Giovanni 11:47-48)

Vicino a Gerusalemme, Gesù compie il più grande miracolo inimmaginabile: risuscita Lazzaro, morto da quattro giorni e il cui corpo è già in decomposizione. Grande emozione tra la classe dirigente poiché i testimoni di questa risurrezione vanno ad aumentare il numero di quelli che credono in Colui che si presenta come il Messia, il Re dei re.

Piuttosto di esaminare se alla luce delle Sacre Scritture, tutta la vita, tutte le parole, tutti gli atti di Gesù autenticano ciò che Egli dice di essere, i capi del popolo considerano e temono una possibile reazione dei Romani. E il principale di loro, trascurando il preciso comandamento; di “Non commettere ingiustizie nei giudizi”, suggerisce di fare morire Gesù per salvare il loro luogo di culto e la loro nazione.

Era, beninteso, solamente un pretesto per salvaguardare la loro propria posizione sociale e i loro privilegi. Ma tutti accettano di commettere un’ingiustizia irreparabile: quella di condannare a morte un innocente, il solo Giusto che abbia calcato questa terra. Perverranno a realizzare i loro fini e, con la loro insistenza, a costringere Pilato a crocifiggere Colui su cui tutti erano d’accordo nel riconoscere che non meritava assolutamente la morte.

In ogni circostanza, nella nostra vita familiare, professionale e di chiesa, determiniamo fermamente nei nostri cuori, come credenti, di inibire ogni ingiustizia dalla nostra condotta, per rispetto verso il prossimo, ma in primo luogo per riguardo verso Dio.

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