Quasi inciampavano i miei piedi

O Eterno, io so che la via dell’uomo non è in suo potere e non è in potere dell’uomo che cammina il dirigere i suoi passi. (Geremia 10:23)

Il credente non è esente dalla possibilità di cadere nel campo morale. Nell’Antico Testamento leggiamo che Davide, pronto a commettere una strage per vendicarsi di un’offesa ricevuta, fu fermato dall’intervento di una donna saggia. (v. 1 Samuele 25)

Quante volte anche noi siamo stati risparmiati dal commettere un peccato perché Dio, nella sua grazia, ha trattenuto i nostri passi! Quando compariremo davanti al tribunale di Cristo, Dio ci mostrerà tutti gli interventi che, nella sua grazie, ha compiuto per protteggerci dagli attacchi seduttori di satana.

Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte nel corpo in base a ciò che ha fatto, sia in bene che in male. (2 Corinzi 5:10)

Possiamo ben fare nostra la confessione di Asaf e dire: Ma quanto a me, quasi inciampavano i miei piedi, e poco mancò che i miei passi sdrucciolassero. (Salmi 73:2)

Con umiliazione e riconoscenza, diciamo anche, come il Salmista: Egli è colui che ci mantiene in vita, e non permette che i nostri piedi vacillino. (Salmi 66:9)

Questo però non ci autorizza a lasciarci andare e a non essere vigilanti. L’esortazione che troviamo nella Parola di Dio è sempre attuale: Perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere. (1 Corinzi 10:12)

Per non cadere di fronte alla tentazione non possiamo contare sulle nostre forze, ma dobbiamo cercare l’aiuto del Signore che sa come liberarci.

Sottomettetevi dunque a Dio, resistete al diavolo ed egli fuggirà da voi. (Giacomo 4:7)

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