Essi parteciparono per un anno intero alle riunioni della chiesa, e istruirono un gran numero di persone; ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani. (Atti 11:26)

Noi che ci dichiariamo cristiani, fino a che punto realizziamo che portiamo di fatto il nome di Cristo? Ne abbiamo il diritto? Oppure un giorno faremo parte di coloro ai quali il Signore Gesù dovrà dire un giorno:

Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?” Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!” (Matteo 7:22-23)

vitaeternaNon basta, per essere cristiani, essere iscritti in un registro di battesimo di una chiesa. Non sono questi libri che saranno consultati nel grande giorno del giudizio, quando Dio farà comparire tutti gli uomini davanti a sé perché gli rendano conto del loro operato mentre erano in vita.

Poi vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra. La terra e il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto per loro. E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere. Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l’Ades restituirono i loro morti; ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere. Poi la morte e l’Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco.  E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco. (Apocalisse 20:11-15)

Per essere autorizzati a portare il nostro cognome, è stato richiesto che alla nostra nascita l’ufficio di stato civile registrasse il nostro stato di figlio. La Bibbia ci insegna che, per farci entrare nella famiglia di Dio, è necessaria una nuova nascita. Soltanto a queste condizioni il nostro nome potrà figurare nel libro della vita, questo “stato civile del cielo” in cui Dio iscrive tutti coloro che hanno creduto nel suo Figlio e lo hanno accettato come Salvatore personale.

È venuto in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio. (Giovanni 1:11-13)

Abbiamo letto bene! Essere “figli di Dio” è un diritto; è fondato sull’opera di Gesù Cristo e non sui nostri meriti. Non si è cristiani perché si è migliori o più religiosi di altri, ma perché esiste tra il Signore Gesù e noi una relazione che determina naturalmente delle conseguenze di contegno e di comportamento nella nostra vita di ogni giorno.

Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli. (Luca 10:20)

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