Forse ci ricordiamo di Aristotele Onassis, il celebre armatore greco, che fu uno degli uomini più ricchi del mondo. Un giornalista scrisse di lui:

“Onassis è morto a Parigi all’età di 69 anni. Certamente molti lo hanno invidiato per la sua ricchezza e la sua potenza. Ma adesso a cosa gli serve tutto ciò? Egli ha dovuto confessare che la sua esistenza e i suoi sforzi si sarebbero conclusi in un fallimento.

All’inizio della malattia che gli avrebbe tolto la vita ha confidato ad un amico:

ricchezza-di-scorta-dell-oro-17762331“In fondo sono stato una macchina da soldi. Si potrebbe credere che io abbia trascorso la mia vita in un tunnel d’oro, con lo sguardo rivolto verso l’uscita che mi avrebbe portato a una totale soddisfazione e alla felicità. Ma non c’è fine in questo tipo di tunnel. Non resterà niente dopo la morte”.

Che gioverà a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l’anima sua? (Matteo 16:26)

Un tunnel che non finisce. Vi si procede, allegri e noncuranti, pensando di non avere bisogno di Dio, e più si prosegue, più si sprofonda nella notte per accorgersi alla fine che non c’è via d’uscita! Cosa fare allora?

Riconoscere i proprio errori, confessare a Dio i propri peccati e volgersi a Lui con convinzione e fermezza.

Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. (1 Giovanni 1:9)

Allora si vedrà la luce che proviene dalla croce del Calvario, dove Gesù Cristo ha espiato i peccati di tutti coloro che si affidano a Lui.

Non ti affannare per diventar ricco, smetti d’applicarvi la tua intelligenza. Vuoi fissare lo sguardo su ciò che scompare? Poiché la ricchezza si fa delle ali, come l’aquila che vola verso il cielo. (Proverbi 23:4-5)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

cancella il moduloInvia