Cristo nelle sacre scritture

Voi investigate le Scritture, perché pensate di aver per mezzo di esse vita eterna; ed esse sono quelle che testimoniano di me. (Giovanni 5:39)

Non è solamente nel Nuovo Testamento che è parlato di Gesù Cristo. Senza che Egli sia nominato, Lo scopriamo per mezzo di molteplici personaggi dell’Antico Testamento.

Nella Genesi, per esempio, se meditiamo la storia di Giuseppe, non potremo mancare di scoprire in lui la figura di Gesù. Nell’Esodo, Egli è l’Agnello pasquale il cui sangue allontana il giudizio di Dio. Nel Levitico, Lo possiamo discernere nelle offerte e nei sacrifici.

Il serpente di rame del libro dei Numeri ci preannuncia la croce: basta guardare a Lui, morente per noi sulla croce, per essere salvati. E’ il profeto più grande di Mosè di cui è parlato nel Deuteronomio; è il capitano dell’armata dell’Eterno nel libro di Giosuè.

In Ruth, è Colui che ha il diritto di riscatto. Molti Salmi ci parlano del Suo abbassamento, della Sua ubbidienza, della Sua sofferenza, della Sua morte e della Sua gloria. Egli è la Sapienza personificata nel libro dei Proverbi e il Diletto del Cantico dei Cantici.

Il profeta Isaia ce Lo mostra mentre cammina verso la croce e Zaccaria ci dice: “Essi guarderanno a me, a colui che hanno trafitto” (Zaccaria 12:10).

Gli Evangeli ce Lo presentano sotto l’angolo visuale delle Sue differenti glorie: il Messia in Matteo, il servitore in Marco, Il Figliuol dell’uomo in Luco, il Figlio di Dio in Giovanni. Le Epistole ci fanno penetrare nelle conseguenze infinite della Sua opera. L’Apocalisse di conduce fino allo stato eterno dove tutto sarà alla gloria della Sua grazia.

Ma, noi investighiamo le scritture? Cosa ne facciamo?

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