Gesù allora, vedendo sua madre e presso di lei il discepolo che egli amava, disse a sua madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quel momento il discepolo l’accolse in casa sua. (Giovanni 19:26-27)
In tribunale ci sono due cause. La prima riguarda un pesante e rattristante dossier in cui è descritto il modo in cui è avvenuto un incidente che è costato la vita ad un giovane di 23 anni.
La seconda riguarda un giovane delinquente, pure lui di 23 anni, ladro recitivo, che deve essere giudicato. Egli spiega che è stato allevato da un’istituzione per trovatelli, e che non avrà nessuno da cui andare quando uscirà di prigione.
Mentre la corte si ritira per deliberare, la madre del ragazzo ucciso nell’incidente gli s’avvicina. Ella gli dice: “Ho perso un figlio che aveva la tua stessa età. Se vuoi quando uscirai di prigione vieni a casa mia. Vado a dare il mio indirizzo al tuo avvacoato”.
Di fronte a questo toccante invito, il giovane non può trattenere la sua emozione e mormora: “Grazie, signora”. E’ forse la prima volta che qualcuno si rivolge a lui con amore.




