Voi dunque pregate così

Voi dunque pregate così: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo, anche in terra. (Matteo 6:9-10)

Quando pregate, la voce vi esca dal profondo del cuore. Che tutti sappiano che il minimo rumore non è ammesso nel palazzo del Re dei re. Regni dunque il silenzio!

E’ come se voi entraste in un palazzo infinitamente più imponente di tutti quelli della terra, il palazzo dei cieli. Che tutto in voi respiri dunque l’umiltà più profonda! Voi non vi rivolgete ad un uomo, ma a Dio. Che conosce tutti i vostri pensieri più segreti.

Se pregate con questa disposizione d’animo, allora potete dire: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome”. Vedrete come questa frase, subito, eleva la nostra anima. Dare a Dio il nome di Padre è evocare in una sola parola tutto il cristianesimo vero…

Se Gesù ci insegna a dire “che sei nei cieli”, è perché vuole staccarci dalle preoccupazioni materiali e attaccarci alla nostra patria celste. Ancora di più, questo sottintende che nella nostra preghiera, noi includiamo i nostri fratelli, avendo sempre in vista l’interesse del prossimo, mai soltanto il nostro.

Con la parole “nostro”, egli sopprime le inimicizie, reprime l’arroganza, esclude la gelosia, fa regnare l’amore, sorgente di ogni bene. Fa sparire la diseguaglianza delle condizioni umane, mettendo allo stesso livello di onore il mendicante e il re. Infatti nelle cose più grandi, le sole necessarie, noi siamo sullo stesso piano.

Dio ha concesso a tutti i credenti la stessa nobiltà, perché ha voluto che tutti lo chiamassero col nome di Padre.” Giovanni Crisostomo (4° secolo)

Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste. (Matteo 5:48)

 

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