Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù, il Signore, e siamo vostri servi per amore di Gesù, perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre», è lo stesso che ha fatto brillare il suo splendore nei nostri cuori per illuminarci nella conoscenza della gloria di Dio, che rifulge sul volto di Gesù Cristo. Or noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché l’eccellenza di questa potenza sia di Dio e non da noi. (2 Corinzi 4:5-7)
Un portatore d’acqua aveva due grandi secchie, appese all’estremità di una pertica che teneva sulle spalle. Una di esse era bucata e si vuotava a poco a poco. Tra il torrente e la casa del padrone arrivava sempre mezza vuota. L’altra portava l’acqua per tutta la capacità.
Immaginiamo il dialogo tra la secchia bucata e il portatore:
–
Mi sento tanto misera, ho vergogna di me stessa!
– Perché?
– Sono ormai due anni che porto solo la metà del mio volume, per colpa di questo buco…
– Non scusarti! Hai notato i bei fiori, lungo la strada, dalla parte che cola la tua acqua?
– No!
– Guarda! Ho sempre saputo che perdevi, allora ho seminato da questa parte dei semi ed ogni giorno tu li hai innaffiati. Da due anni, ho potuto cogliere fiori per ornare la tavola del padrone.
Non abbiamo noi pure numerosi handicap? Lasciamo che il Signore usi anche le nostre infermità e debolezze alla sua gloria. La grande sapienza di Dio farà in modo che non si sciupi nulla. Lui sa bene a che cosa può servire una “secchia bucata”.
Senza lasciarci scoraggiare, possiamo aprire il cuore a questa parola del Signore:
Ma egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza è portata a compimento nella debolezza». Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. Perciò io mi diletto nelle debolezze, nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle avversità per amore di Cristo, perché quando io sono debole, allora sono forte. (2 Corinzi 12:9-10)



