La fede, una stampella per i deboli?

C’era là un uomo infermo da trentotto anni. Gesù, vedendolo disteso e sapendo che si trovava in quello stato da molto tempo, gli disse: «Vuoi essere guarito?». L’infermo gli rispose: «Signore, io non ho nessuno che mi metta nella piscina quando l’acqua è agitata, e, mentre io vado, un altro vi scende prima di me». Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». (Giovanni 5:5-8)

“Sì, la fede serve a vivere meglio, perché no? Ma io non ne ho bisogno. Vedi, la fede mi fa l’effetto di una stampella per gli zoppi”.

Questo diceva un giorno un uomo. Ripensandoci, bisogna interrogarsi sulle numerose “stampelle” usate dalla nostra società per riuscire a funzionare.

Per l’uno sarà l’ambizione professionale a farlo camminare, un altro troverà nel campo sociale la sua ragione di vita, un terzo in uno sport impegnativo. Senza contare le varie fughe: l’alcool, le droghe o le sette religiose.

La fede cristiana è una stampella supplementare? E’ vero che non si rivolge a quelli che si credono forti, ma a quelli che sono coscienti di avere bisogno, per camminare, di appoggiarsi su delle certezze. Ma il messaggio cristiano dà molto di più di un paio di stampelle; reca la guarigione dell’anima.

Gesù ha preso su di sé tutte le nostre colpe, per liberarci e darci una vita nuova. Inoltre, il fatto importante non è di sapere se la fede sia efficace, ma se sia vera.

Confidiamo in Gesù Cristo non solo perché allevia la nostra angoscia, ma perché siamo persuasi che egli è la Verità, la sola Via di libertà per ogni uomo, e la vita eterna.

Dobbiamo amare la verità al di sopra di ogni cosa: verità su quanto riguarda noi stessi, uomini limitati e colpevoli davanti a Dio, verità su Dio, sorgente di tutto, supremo riferimento.

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