Ricordatevi dei carcerati come se foste loro compagni e di quelli che sono maltrattati, sapendo che anche voi siete nel corpo. (Ebrei 13:3)
Lo scrittore della lettera agli Ebrei li incoraggia a ricordarsi dei carcerati. Molti fra loro erano infatti in carcere a causa delle persecuzioni contro i cristiani.
Anche oggi, in parecchi Paesi del mondo, alcuni non molto distanti da noi, tanti credenti sono perseguitati, rinchiusi in carcere e uccisi a causa della loro fede. Nel nostro paese, grazie a Dio, c’è piena libertà religiosa e i credenti non sono imprigionati.
Ma nelle carceri molte persone si sono convertite al Signore! Diversi carcerati hanno accettato Gesù come loro Salvatore, leggono giornalmente la Parola di Dio e pregano. Grazie a loro il messaggio della salvezza è annunciato ad altri carcerati, che sono così rischiarati dalla luce divina.
In questi luoghi c’è molto tempo a disposizione, tempo per meditare, tempo per ravvedersi!
Se però sono legati in catene e trattenuti in lacci di afflizione, allora mostra loro le opere loro e le loro trasgressioni, perché si sono insuperbiti. Egli apre così i loro orecchi alla correzione e li esorta ad allontanarsi dal male. Se ascoltano e si sottomettono, finiranno i loro giorni nel benessere e i loro anni nelle delizie; se però non ascoltano periranno per la spada, moriranno senza conoscenza. (Giobbe 36:8-11)
L’amore di Dio è a tua disposizione; Egli vuole il tuo bene, vuole trasformare la tua vita.
L’esortazione fatta ai credenti Ebrei è valida anche per noi oggi, perciò, ricordiamoci in preghiera dei carcerati: quelli imprigionati a causa della loro fede, quelli che nelle celle della prigione hanno accettato il Signore e quelli che devono ancora farlo.



