La croce, segno di morte o di vita?

Infatti il messaggio della croce è follia per quelli che periscono, ma per noi che siamo salvati è potenza di Dio. (1 Corinzi 1:18)

Nel corso di una missione aerea, durante la seconda guerra mondiale, il pilota ed il suo Co-pilota notarono una nube a forma di croce sotto il loro aereo. Uno di loro disse:

“Guarda un po’ quella croce!” L’altro replicò: “Non parlarmi di croce; per me è un segno di morte”. “Ma per me è un segno di vita!” proseguì il compagno.

Quando Gesù, il Salvatore, fu crocifisso, circa duemila anni fa, ai suoi lati furono inchiodati su una croce due criminali. Uno dei due è stato salvato, all’ultimo momento, mentre l’altro è entrato nell’eternità, con una terribile colpa in più, quella di avere schernito il Signore.

Le loro due croci erano una un segno di vita, l’altra di morte.

E’ ancora oggi. Le opinioni differiscono riguardo alla croce di Cristo. Gli uni dicono.

“Che follia!” e gli altri guardano alla croce con riconoscenza, sapendo che colui che là ha sofferto ed è morto ha dato loro la vita.

“Gli uni” e “gli altri”! La Scrittura ci presenta spesso tali contrasti: uno era fariseo, l’altro pubblicano.

Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo e l’altro pubblicano. (Luca 18:10)

Gli uni dicevano di Gesù che erano un uomo per bene, gli altri che era un peccatore.

Fra le folle si faceva un gran parlottare intorno a lui; gli uni dicevano: «Egli è un uomo dabbene!». Altri dicevano: «No, anzi egli inganna la folla». (Giovanni 7:12)

Essi dunque chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio; noi sappiamo che quest’uomo è peccatore». (Giovanni 9:24)

Queste posizioni contrastanti continueranno fino al giorno del giudizio: gli uni saranno raccolti nella gloria per essere sempre con il Signore; gli altri saranno lasciati per conoscere l’ira terribile di Dio.

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