La grazia ci dà quello che non ci è dovuto. Se abbiamo lavorato e ci viene pagato il salario, non si tratta di un regalo: è un nostro diritto, il salario ci è dovuto. Però Dio non è debitore verso di noi: siamo noi che siamo debitori, e per di più insolventi, nei suoi confronti. Dio ha tutti i diritti su di noi.
La grazia di Dio è la manifestazione del suo amore applicato alla nostra miseria morale, che è totale. Questo amore ha la sorgente in Dio stesso, noi in noi; esso è libero e sovrano.
Il nostro cuore orgoglioso fatica ad ammetterlo. L’uomo pensa sempre di riuscire a far qualcosa che attiri su di sé il favore divino.
Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. (Efesini 2:8)
L’incredulo respinge la grazia. L’uomo che pratica la religione puramente formale disconosce la grazia. Invece, il peccatore sinceramente pentito la riceve con gioia e riconoscenza.
Ma facciamo attenzione: dopo averla gustata, non dimentichiamo il valore, come fece quel servo della parabola, al quale il re aveva rimesso un debito colossare e che, appena uscito, maltrattava il suo compagno che gli doveva solo poche monete!
La grazia, base dell’opera di Dio santo e giusto in favore del peccatore pentito, è pure la sorgente delle benedizioni del credente durante la sua vita. Ed è ancora la grazia che ci insegna a vivere in questo mondo in modo che onori Dio.
Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente, aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo, il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e purificare per sé un popolo speciale, zelante nelle buone opere. (Tito 2:11-14)



