Da dove vieni?

Questa domanda sorprese il profeta Giona mentre dormiva in fondo alla nave che avrebbe dovuto condurlo a Tarsis. Aveva pensato che li, in fondo a quella nave, all’estremità del mare, poteva forse sfuggire allo sguardo di Dio.

Infatti Dio gli aveva affidato una missione, ma lui, disubbidendo, aveva preso un’altra direzione!

E la parola dell’Eterno fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, dicendo: «Lèvati, va’ a Ninive, la grande città e predica contro di lei, perché la loro malvagità è salita davanti a me». Ma Giona si levò per fuggire a Tarshish, lontano dalla presenza dell’Eterno. Così scese a Giaffa, dove trovò una nave che andava a Tarshish. Pagò il prezzo stabilito e s’imbarcò per andare con loro a Tarshish, lontano dalla presenza dell’Eterno. (Giona 1:1-3)

Il Dio di misericordia voleva avvertire i Niniviti prima che il giudizio cadesse sulla loro città empia, perché desiderava che is pentissero per poterli perdonare. Ma lo spirito egoista di Giona non voleva ammettere che il perdono potesse essere concesso a una città pagana e nemica d’Israele.

giona_32Egli rifiutava di diventare lo strumento della grazia in favore degli altri; così scegli di fuggire, ma Dio lo segue e gli parla. Per condurre Giona al pentimento, Dio si serve di marinai pagani che mostrano di avere più sensibilità di lui.

Ma l’Eterno scatenò un forte vento sul mare e si levò una grande tempesta sul mare, sicché la nave minacciava di sfasciarsi. I marinai, spaventati, gridarono ciascuno al proprio dio e gettarono in mare il carico che era sulla nave per alleggerirla. Intanto Giona era sceso nelle parti più recondite della nave, si era coricato e dormiva profondamente.  Il capitano gli si avvicinò e gli disse: «Che fai così profondamente addormentato? Alzati, invoca il tuo DIO! Forse DIO si darà pensiero di noi e non periremo». Poi si dissero l’un l’altro: «Venite, gettiamo le sorti per sapere a causa di chi ci è venuta addosso questa sciagura». Così gettarono le sorti e la sorte cadde su Giona. Allora gli chiesero: «Spiegaci dunque per causa di chi ci è venuta addosso questa sciagura. Qual è il tuo mestiere? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? A quale popolo appartieni?». (Giona 1:4-8)

Nel cammino della vita, non ci sono a volte delle fughe motivate dal desiderio di sottrarci alle nostre responsabilità? La voce divina ci dice allora: Cosa fai qui? Da dove vieni?

Il Signore pone sul cammino di ogni credente numerose occasioni per testimoniare di lui. Ci rifiutiamo di essere uno strumento in mano di Dio per la salvezza di queste persone?

Ora tutte le cose sono da Dio, che ci ha riconciliati a sé per mezzo di Gesù Cristo e ha dato a noi il ministero della riconciliazione, poiché Dio ha riconciliato il mondo con sé in Cristo, non imputando agli uomini i loro falli, ed ha posto in noi la parola della riconciliazione. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; e noi vi esortiamo per amore di Cristo: Siate riconciliati con Dio. (2 Corinzi 5:18-20)

La testimonianza del Vangelo è affidata a chi è stato al beneficio della grazia divina. Allora, non seguiamo l’esempio di Giona, ma diciamo piuttosto come il profesta Isaia:

Poi udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». Io risposi: «Eccomi, manda me!». (Isaia 6:8)

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