Immaginiamo un fatto particolare. Da un tetto esce una piccola nube di fumo che diventa ogni istante più densa, più inquietante. Alcuni passanti si sono fermati, perplessi.
Improvvisamente un uomo esce dal gruppo, si lancia verso la casa, apre la porta d’entrata e grida: “C’è qualcuno in casa?”
Nessuno risposta. Eppure sente il suono di un televisore. Allora va di stanza in stanza, e al primo piano, in una camera, trova tre bambini, seduti davanti allo schermo, incantati da un film.
Stacca l’apparecchio, trascina fuori i bambini, dà l’allarme; di stretta misura, si riesce a domare l’incendio.
Questo racconto suscita una domanda: Cosa dava il diritto a quell’uomo di entrare in una casa sconosciuta? Era il fatto di sapere che da un piccolo focolaio iniziale si corre il rischio che tutto sia ridotto in cenere in pochi minuti, e che ci potevano essere delle persone in pericolo.
Spesso siamo reticenti quando si tratta di dare testimonianza della nostra fede a quelli che ci stanno intorno, e finiamo per non dire nulla. Dimentichiamo che intorno a noi ci sono persone in pericolo per quanto riguarda il loro avvenire eterno.
Dimentichiamo che il giudizio di Dio verrà su questo mondo ribelle che è destinato ad essere distrutto. Ma noi credenti abbiamo un messaggio molto importante, un messaggio urgente da dare a tutti.
Ed essi risposero: «Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia». (Atti 16:31)
Abbiamo il diritto di parlarne. Abbiamo il diritto di osare disturbare la privacy degli altri. Abbiamo il dovere di amare.
Ti scongiuro, davanti a Dio e a Cristo Gesù che deve giudicare i vivi e i morti, per la sua apparizione e il suo regno: predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza. (2 Timoteo 4:1-2)



