Perché la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza, del quale non c’è mai da pentirsi; ma la tristezza del mondo produce la morte. (2 Corinzi 7:10)
Dio ci interpella molto chiaramente nella Bibbia.
Perciò, come dice lo Spirito Santo: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nella provocazione, nel giorno della tentazione nel deserto, dove i vostri padri mi tentarono mettendomi alla prova, pur avendo visto per quarant’anni le mie opere. (Ebrei 3:7-9)
Purtroppo si può essere colpiti da un messaggio del Vangelo e poi resistergli perché non si vuole ammettere il proprio fallimento morale. Ma c’è un tipo di “capitolazione” da cui si esce arricchiti: è porsi in ginocchio umiliati e pentiti e pregare Dio con tutto il cuore.
Se abbandoniamo la nostra via per fare un passo verso di lui, incontriamo un Dio che ci accoglie. E’ il suo amore che ci chiama, la sua bontà che ci spinge al pentimento. Dio ha un progetto per ognuno di noi, vuole distoglierci dalla nostra indifferenza e dall’egoismo per farci trovare pace e verità.
Lui ha fatto il primo passo, tocca a noi fare il secondo per mezzo della fede. Egli ci aspetta.
Dio desidera il nostro ritorno per liberarci dal caos morale prodotto dal peccato. Il pentimento è l’unica via che ci tolga dalla confusione e ci guidi verso una vita autentica nel risposo e nella sicurezza di un Dio che perdona.
Dio non tratta il peccato alla leggera, ma perdona in virtù del sacrificio di Gesù Cristo. Fare il male e anche solo non fare il bene, è peccato, è in realtà offendere Dio.
E’ stato pagato un prezzo infinito per cancellare l’offesa del peccato: Dio ha dato il suo unico Figlio. Gesù è morto per le nostre colpe, ed ora ci è offerta la grazia. Se la rifiutiamo, aggiungiamo l’offesa più grande, a cui non c’è rimedio!
Apriamo dunque il nostro cuore alla fede!
Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove. (2 Corinzi 5:17)



