Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria? (Luca 24:26)
Con questa domanda Gesù incoraggia due suoi discepoli, tristi al pensiero che il loro Signore fosse morto. Essi vedevano svanire le speranze che ci fosse un regno per lui, per loro, per Israele.
Forse anche noi ci facciamo delle domande sulla morte di Gesù. Il suo insegnamento così potente e la sua influenza morale non erano forse sufficienti? Perché bisognava che morisse su una croce?
Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti, degli scribi, ed essere ucciso, e risuscitare il terzo giorno. (Matteo 16:21)
Negli Evangeli, la morte di Gesù ha un posto importante, centrale. Gesù stesso considerava la propria morte come lo scopo della sua venuta sulla terra.
Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti». (Marco 10:45)
La sua morte non è la fine di una vita sublime e incompresa. No, con essa si è compiuta l’opera di redenzione dei peccatori, della liberazione decisa da Dio. E’ in vista di quest’opera che Gesù è venuto nel mondo. Con la sua morte, ha glorificato Dio portando la condanna che meritavano i nostri peccati.
Oltraggiato, non rendeva gli oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva a colui che giudica giustamente; egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le sue lividure siete stati guariti. (1 Pietro 2:23-24)
Ci rendiamo conto della gravità del peccato quando guardiamo alla croce, dove il Figlio di Dio ha dovuto morire al nostro posto. La morte di Gesù è anche la prova più potente, che più colpisce, dell’amore di Dio.
Inchiniamoci al Figlio di dio e diciamogli: “Grazie, Signore Gesù!”



