Dio e Padre

E, andato un poco in avanti, si gettò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice; tuttavia, non come io voglio, ma come vuoi tu». Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano, e disse a Pietro: «Così non avete potuto vegliare neppure un’ora con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione; poiché lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò di nuovo per la seconda volta e pregò, dicendo: «Padre mio, se non è possibile che questo calice si allontani da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà!». (Matteo 26:39-42)

Ci sentiamo molto piccoli di fronte a tutta la grandezza del sacrificio di Cristo. Quando ne parliamo ci troviamo su un terreno santo, e adoriamo. E’ un mistero impenetrabile: il Signore Gesù, carico dei nostri peccati, è colui che il Dio santo colpisce; e, nello stesso tempo, Egli continua ad essere oggetto di tutto il suo amore. Ma in quel momento Dio non glielo può testimoniare.

Ma Gesù disse a Pietro: «Riponi la tua spada nel fodero; non berrò io il calice che il Padre mi ha dato?». (Giovanni 18:11)

Gesù come un buon pastore, dava la sua vita per le sue pecore, e il suo sacrificio era un nuovo motivo di amore da parte del Padre.

Per questo mi ama il Padre, perché io depongo la mia vita per prenderla di nuovo. (Giovanni 10:17)

Dio distoglieva il suo sguardo dal Giusto, che in quel momento si identificava col nostro peccato, ma trovava in lui, in quello stesso momento, un nuovo motivo per onorarlo e glorificarlo. Il fuoco del giudizio, che consumava la vittima sull’altare, ne metteva in evidenza soltanto le perfezioni, che salivano davanti a Dio come un profumo.

 

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