Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me; ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza». Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. Per questo mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando sono debole, allora sono forte. (2 Corinzi 12:8-10)
La vita umana è una strada che va dalla debolezza alla debolezza. Il neonato è debole, e dipende completamente dalla madre. L’anziano ugualmente dipende dalle cure degli altri.
Ma, indipendentemente dall’età, siamo tutti fragili e con poca forza. Nessuno è esente da fatiche, malattie, incidenti. Credersi forte e invulnerabile equivale a respingere un aspetto fondamentale della nostra vita. Dobbiamo invece accogliere e amare gli altri così come sono, deboli o fragili.
Non è perché siamo credenti che non incontreremo più fatiche, delusioni o sofferenza … E’ una costatazione pessimistica? No, perché chi ne prende coscienza e mette semplicemente la propria fiducia in Dio scopre che la sua debolezza non è un ostacolo per servire Dio. Anzi. L’apostolo Paolo scriveva:
Per questo mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando sono debole, allora sono forte. (2 Corinzi 12:10)
Il sentimento di non aver alcuna risorsa in noi dà a Dio la possibilità di mettere in azione le sue risorse mediante il suo Spirito. Molti credenti hanno sperimentato che Dio si è servito di loro quand’erano bisognosi, malati, disabili, anziani.
In queste situazioni estreme si sono veramente affidati a Dio. Lo hanno pregato e Dio li ha esauditi. Il sentimento della loro impotenza è stato come una chiava per aprire dei cuori chiusi all’amore di Dio.
Beato il credente che ha imparato a ricevere ogni cosa dalla mano del Signore, e che cerca in Dio la forza per compiere ogni cosa e sopportare ogni cosa!



