Allora mi avvicinerò all’altare di Dio, al Dio della mia gioia e della mia esultanza; e ti celebrerò con la cetra, o Dio, Dio mio! (Salmo 43:4)
Nella nostra vita c’è sempre un desiderio di felicità e di gioia. Vi aspiriamo tutti, più o meno coscientemente. Non c’è vita priva di momenti in cui si vuole cantare la propria gioia. Se non si celebra Dio, si esalta qualcos’altro: una persona, un ideale, una causa politica, un’arte, uno sport.
Ma la storia dell’umanità mette in evidenza quali forme perverse possa assumere questo slancio di esultanza e di esaltazione quando non è diretto verso Dio. Chi confida in Dio scopre che la sorgente della gioia è in una persona, nel suo Figlio.
In questo si è manifestato per noi l’amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo affinché, per mezzo di lui, vivessimo. (1 Giovanni 4:9)
Qualunque sia il nostro passato, per quanto grandi siano le nostre colpe, possiamo trovare la risposta alla nostra ardente sete di felicità confidandoci in Dio, credendo nel Signore Gesù. Allora entriamo nella sua gioia. Essa è duratura, c’è anche nei momenti difficili, come tanti credenti possono testimoniare.
Poi Neemia disse loro: «Andate, mangiate cibi grassi e bevete bevande dolci, e mandate delle porzioni a quelli che non hanno preparato nulla per loro; perché questo giorno è consacrato al nostro Signore; non siate tristi; perché la gioia del SIGNORE è la vostra forza». (Neemia 8:10)
Questa gioia è competa quando realizziamo, per fede, la presenza di Dio. E’ Lui che ci ha salvati, è Lui che ci guida verso il cielo. per questo ci possiamo rallegrare anche in mezzo alle nostre pene. Noi non cerchiamo la gioia per la gioia, ma cerchiamo Gesù che ne è la sorgente.
Allora come la scia della nave nel mare, la gioia è la traccia dell’amore di Dio che opera nella nostra vita.
Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi. La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino. (Filippesi 4:4-5)



