A casa avevamo un solo vecchio orologio in cucina. Non bisognava dimenticare, ogni settimana, di far risalire il contrappeso. Ricordo che, quando ci dimenticavamo, mia madre mi mandava dal vicino a chiedere l’ora, in una fattoria distante alcune centinaia di metri.
Ripenso all’orgoglio che provavo, al mio ritorno a casa, di poter dire l’ora senza sbagliarmi … anche se in ritardo di una decina di minuti. Per non dimenticarla, la ripetevo ad alta voce lungo tutto il percorso.
Questa semplice gioia infantile assomiglia a quella del cristiano che conosce la buona notizia della salvezza per la fede in Gesù Cristo e si affretta a farla conoscere agli altri.
Non è questa la missione affidata a tutti i credenti? Non è questo il loro privilegio?
I discepoli del Signore erano mandati nel mondo per essere i Suoi testimoni e parlare di Lui. Ma potevano farlo solo dopo averlo ascoltato e averlo seguito. Se hai trovato in Gesù Cristo il vero tesoro e la vita eterna, non tenerlo solo per te!
Ma, anche se doveste soffrire per la giustizia, beati voi! «Or non abbiate di loro alcun timore e non vi turbate», anzi santificate il Signore Dio nei vostri cuori e siate sempre pronti a rispondere a vostra difesa a chiunque vi domandi spiegazione della speranza che è in voi con mansuetudine e timore, avendo una buona coscienza affinché, quando vi accusano di essere dei malfattori, vengano svergognati coloro che calunniano la vostra buona condotta in Cristo. (1 Pietro 3:14-16)
Ogni servizio, per quanto modesto, che possiamo compiere per il nostro Maestro, ha la sua sorgente nei privilegi che abbiamo ricevuto da Lui, e in particolare in quell’amore che è stato “sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato” (Romani 5:5).
La nostra testimonianza sarà benedetta solo se daremo quello che abbiamo ricevuto dal Signore.



