Già siete sazi, già vi siete arricchiti, già siete diventati re senza di noi; e magari foste diventati re, affinché noi pure regnassimo con voi. Perché io ritengo che Dio ha designato noi apostoli come gli ultimi di tutti, come uomini condannati a morte, poiché siamo stati fatti un pubblico spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini. (1 Corinzi 4:8-9)
La comunità cristiana di Corinto era stata fondata attraverso l’opera paziente e fedele dell’apostolo e dei suoi collaboratori. Il loro messaggio era “scarno e essenziale”: s’incentrava sulla Persona e l’opera, la morte e la risurrezione del Signore e Salvatore Gesù Cristo.
Come evangelisti il loro aspetto era dimesso, il loro stile era lontano dalla retorica brillante degli oratori popolari del tempo che attirava le masse più che altro per divertirle ed intrattenerle con dispute di parole. Eppure, benché il messaggio dell’Evangelo non fosse “all’altezza” di tutto questo, esso era stato potente da condurli al ravvedimento ed alla fede in Gesù Cristo.
Qualcuno se n’era accorto e si era detto: “Perché non lo congiungiamo allo stile e ai metodi più “spettacolari” di questo mondo? Potrebbe così avere un maggiore successo. L’idea ha successo e, così, mettendosi a confronto con l’apostolo, se ne vantavano. Altro che l’umile e “noiosa” spiritualità di pescatori della Galilea! Altro che quel “patetico” apostolo Paolo!”
Ora si che sta “all’altezza” dei templi pagani! Ora si che potremo trionfare! Masse intere ne saranno attirate, non quei “quattro gatti” delle comunità cristiane ordinarie. Dovremmo seguirle anche noi per “trionfare” con loro? No, grazie. Preferiamo “seguire nudi un Cristo nudo”. Il “successo” che ci proponete si rivelerà ben presto illusorio ed alienante per l’autenticità dell’Evangelo stesso e crollerà come un castello di carta.



