Una voce si ode sulle alture; il pianto e le suppliche dei figli d’Israele, perché hanno pervertito la loro via e hanno dimenticato l’Eterno, il loro DIO. «Ritornate, o figli traviati, io guarirò le vostre ribellioni». «Ecco, noi veniamo a te, perché tu sei l’Eterno, il nostro DIO. (Geremia 3:21-22)
Per poter essere salvati bisogna realizzare che si è perduti. Credere in Gesù Cristo, è Lui è l’unica ed estrema risposta. E’ la salvezza. Ha portato i peccati di coloro che pongono in Lui la loro fiducia. Questo fatto induce l’uomo pentito a piangere nel contempo di vergogna e di riconoscenza. Ma Gesù è pure il glorioso. Risuscitato. Dio ha accettato il Suo sacrificio e può così ricevere con giustizia tutti coloro che credono nel Suo Figliuolo.
Ed essi dissero: «Credi nel Signore Gesù Cristo, e sarai salvato tu e la casa tua». (Atti 16:31)
E’ così che un uomo riceve Gesù Cristo come suo Salvatore. Decisione nel contempo ragionevole e disperata, che porta alla pace. La pace con Dio, la pace con se stesso, la pace dopo la lotta e la paura. Una pace che si evolve presto in gioia ed in lode. L’anima apparentemente non ha niente di più, dovrà al contrario affrontare circostanze nuove e difficili, ma è liberata, felice, profondamente felice.
Ha trovato il Salvatore, il suo Signore. Certamente, ogni conversione è un vero miracolo dell’amore divino. Tuttavia, se ogni conversione ha la sua storia con la sua successione di particolari stati d’animo, essa presenta spesso il carattere di una capitolazione.
L’uomo si inchina davanti a Dio, perché ha trovato il suo Maestro, un Maestro buono e pieno di grazia. Ti attende come un padre attende il figlio che aveva abbandonato la casa paterna. Non temere di lasciarti vincere dai suoi richiami.



