Così dice l’Eterno: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e fa della carne il suo braccio, e il cui cuore si allontana dall’Eterno! Egli sarà come un tamerisco nel deserto; quando viene il bene non lo vedrà. Dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra salata senza abitanti. Benedetto l’uomo che confida nell’Eterno e la cui fiducia è l’Eterno! (Geremia 17:5-7)
Un giornale ci segnala il passaggio di una suora, venuta da un paese lacerato dalla guerra civile, per parlarci dell’opera notevole alla quale ella si consacra là. Ma il giornalista incapace di vedere in questo atto qualcosa di diverso del suo aspetto sociale e umanitario, ci invita a “lasciarci guadagnare dalla sua fede nell’uomo”.
Poiché la fede consiste nel credere a tutto nonostante le apparenze, si può dire che ci vuole effettivamente molta fede per continuare a credere nell’uomo di fronte ai massacri quotidiani ai quali si assiste!
Per scusare l’uomo, si accusano le barbarie o la civiltà, il benessere o la povertà, l’eccessiva libertà o la tirannia, le ideologie o l’assenza di ideali. Qualche volta, molto opportunamente, si trova qualche modello al quale aggrapparsi con energia. L’energia della disperazione? No, l’energia della fede nell’uomo!
Ma la fede vuole un punto d’appoggio e uno scopo da raggiungere; prendere se stesso come punto d’appoggio è un mezzo sicuro per sprofondare, e prendere se stesso come scopo da raggiungere è un metodo efficace per girare in tondo.
Vi è dunque ancora possibilità di sfuggire alle vertigini di una così inquietante spirale che è il risultato della fede nell’uomo? Sì, afferriamo la salvezza che è alla portata della fede, della fede in Dio, della fede in Gesù Cristo.



