Or sia ringraziato Dio per il suo dono ineffabile. (2 Corinzi 9:15)
La grazia ci dà ciò che non ci è dovuto. Se abbiamo lavorato e ci pagano un salario, non si tratta di un regalo, il salario ci è dovuto. Ora Dio non è nostro debitore. Siamo noi che siamo suoi debitori, per di più, totalmente insolvibili. Se fossimo ricevuti da Dio in virtù delle nostre opere, la grazia non sarebbe grazia.
E se è per grazia, non è più per opere, altrimenti la grazia non sarebbe più grazia; ma se è per opere, non è più grazia, altrimenti l’opera non sarebbe più opera. (Romani 11:6)
La grazia è l’amore di Dio applicato alla nostra miseria morale che è assoluta. Questo amore ha la sua sorgente in Dio stesso, e non in noi. Egli è libero e sovrano. E’ ciò che il nostro cuore orgoglioso fa tanta fatica ad ammettere. Esso pensa sempre di poter fare qualcosa che attiri su di sé il favore di Dio.
L’incredulo respinge la grazia. Il peccatore pentito la riceve con riconoscenza. Ma, dopo averla gustata, facciamo attenzione a non dimenticarne il valore, come quello schiavo dell’evangelo a cui il suo padrone aveva rimesso un debito astronomico e che appena uscito, maltratta il suo compagno che gli doveva qualche moneta.
La grazia, base delle relazioni dell’uomo peccatore con l’Iddio Santo, è anche la sorgente di tutte le benedizioni del credente durante la sua vita, che può sempre dire nelle sue preghiere: “O Dio, sii placato verso me peccatore” (Luca 18:13).
Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, non per opere, perché nessuno si glori. (Efesini 2:8-9)




