In quel giorno, si dirà: «Ecco, questo è il nostro Dio; in lui abbiamo sperato, ed egli ci ha salvati. Questo è il SIGNORE in cui abbiamo sperato; esultiamo, rallegriamoci per la sua salvezza!» (Isaia 25:9)
Questo versetto evidenzia l’esperienza di chi ha riposto la propria fiducia e speranza in Dio. La prima considerazione che possiamo fare è molto semplice: per sperare in Dio occorre “appartenere” a Lui. Chi non conosce Dio non può veramente riporre in Lui la propria fiducia.
Giobbe, per esempio, aveva sentito parlare di Lui, ma non Lo aveva conosciuto davvero. Molti invocano il Signore per essere aiutati, ma una volta passata la difficoltà tornano a vivere senza Dio. E’ sbagliato riporre la propria fiducia nell’opera di Dio senza sperare nel Dio che opera. L’esito della prova affrontata da Giobbe, invece, lo portò a conoscere il Signore e sperimentare le Sue benedizioni.
Chi spera in Lui non è deluso, infatti, la seconda verità che presenta il versetto è che Dio salva quanti sperano in Lui. Quante persone ci hanno deluse, quante promesse sono rimaste inadempiute, quante illusioni!
Che diremo dunque? Diremo che degli stranieri, i quali non ricercavano la giustizia, hanno conseguito la giustizia, però la giustizia che deriva dalla fede; mentre Israele, che ricercava una legge di giustizia, non ha raggiunto questa legge. Perché? Perché l’ha ricercata non per fede ma per opere. Essi hanno urtato nella pietra d’inciampo, come è scritto: «Ecco, io metto in Sion un sasso d’inciampo e una pietra di scandalo;
ma chi crede in lui non sarà deluso». (Romani 9:30-33)
E’ una certezza ineludibile: se le nostre speranze sono riposte nel Signore non saranno disattese. Quanti andavano a Cristo, non venivano cacciati via, quanti Lo invocavano ricevevano risposta. Questa può essere anche la tua esperienza: l’uomo ti ha deluso, Dio non lo farà!




