Il silenzio di Gesù

E il sommo sacerdote, alzatosi in piedi, gli disse: «Non rispondi nulla? Non senti quello che testimoniano costoro contro di te?» Ma Gesù taceva. E il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro per il Dio vivente di dirci se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio». (Matteo 26:62-63)

Durante i vari processi che ha dovuto subire, Gesù tace. Può sembrare strano questo silenzio: Egli rinuncia a difendersi e rifiuta di confutare i falsi testimoni che lo accusano. Anche il sommo sacerdote si irrita e gli dice: “Ti scongiuro per il Dio vivente di dirci se tu se il Cristo, il Figlio di Dio”, Gesù gli rispose: “Tu l’hai detto” (Matteo 63-64). Il Signore si limita a confermare che era vero. Sarà poi condannato a morte proprio per aver detto di essere il Figlio di Dio.

Gesù tace anche di fronte a Pilato che si stupisce di questo. Quando prende la parola, lo fa solo per dichiarare la proprio identità divina e affermare che lo scopo della Sua presenza in questo mondo era di “testimoniare della verità” (Giovanni 18:38); verità che ben pochi volevano conoscere ma che, fra tutta quell’ingiustizia e tutto quel male, in Cristo brillava di una luce unica. In Lui, il silenzio era il linguaggio della verità. Aveva insegnato pubblicamente nel tempio, e non era stato capito. Ma ora, a poche ore dal supplizio, rimane in silenzio.

Senza cercare si sfuggire, Gesù procede verso il supplizio della croce. Incompreso, respinto, umiliato, è in una completa solitudine; sotto lo sguardo di Dio, avanza spontaneamente verso la morte. Era la Sua meta. Il Suo silenzio parla di questo.

In Lui, il silenzio era anche il linguaggio dell’amore. Un amore più forte della morte, per Dio e per tutti noi.

Maltrattato e umiliato, non aperse bocca. Come un agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori non aperse bocca. (Isaia 53:7)

Al processo di Gesù, capi religiosi, tanto più responsabili poiché conoscevano i Testi Sacri, avrebbero dovuto ricordarsi della profezia di Isaia che si riferisce al “Servitore dell’Eterno”. Già il salmista, parlando di Lui dice: “Ma io mi comporto come un sorto che non ode, come un muto che non apre bocca. Sono come un uomo che non ascolta, nella cui bocca non ci sono parole per replicare (Salmo 38:13-14). “Sto in silenzio, non aprirò bocca, perché se tu che hai agito” (Salmo 39:9).

Questi versetti che hanno una portata profetica, annunciavano in anticipo quello che sarebbe stato il comportamento del Salvatore. “Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria?”, dirà il Signore ai due discepoli sulla strada di Emmaus (Luca 24:26). Ogni profezia che lo riguardava doveva compiersi (Luca 18:31)

Il testo del profeta Isaia riguardante questo silenzio di Gesù è proprio quello che il sovrintendente della regina di Etiopia stava leggendo sul carro quando fu raggiunto dall’evangelista Filippo; subito Filippo gli spiegò che il profeta parlava di Gesù e gli annunciò la buona notizia dell’Evangelo (Atti 8:32-35). La lettura di quel testo fu all’origine della conversione e del battesimo di quell’uomo.

Un silenzio eloquente, quello del Signore; un silenzio che ancora oggi vuole parlare anche a te e spronarti a ricevere la conoscenza della Verità perché tu possa godere la pace con Dio e vera gioia.

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