Più presso a te, Signor

Il Signore però mi ha assistito e mi ha reso forte, affinché per mezzo mio il messaggio fosse pienamente proclamato e lo ascoltassero tutti i pagani; e sono stato liberato dalle fauci del leone. (2 Timoteo 4:17)

  • Più presso a te, Signor – venir vogl’io.
  • E’ il grido del mio cuore: – Io ascolto, o Dio!
  • Nei giorni del mio duolo, quando io soffro solo,
  • mi guidi ognor la fé – più presso a Te.
  • Più presso a Te, Signor, venir vogl’io.
  • Niun vede il mio dolor, – Tu sai, o Dio.
  • Tu che ogni ben verace – puoi dar, mi dai la pace;
  • e pace avrò, Signor – più presso Te.
  • Più presso a Te, Signor, – venir vogl’io
  • Eppure mi assal talor – il dubbio o Dio.
  • Dissipa, nemio cielo – di nubi il cupo velo.
  • Tienimi Tu, mio Re – più presso a Te

Questa è una traduzione libera di un cantico inglese scritto da Sarah Flower Adam nel 1841. Da allora, sia le parole sia la musica di questo commovente inno hanno subito vari adattamenti in numerose lingue.

Nel 14 Aprile 1912, durante la sua traversata inaugurale dell’Atlantico, il lussuoso transatlantico britannico “Titanic” entrò in collisione con un grande iceberg. Era considerato inaffondabile, eppure s’inabissò in meno di tre ore! Dei 2200 passeggeri, soltano 700 sopravvissero.

In mezzo al terrore dell’equipaggio in cerca di soluzioni e al panico dei passeggeri alla ricerca di scialuppe di salvataggio disponibili, il comportamento coraggioso e nobile degli otto musicisti dell’orchestra di bordo è rimasto fortemente impresso nella mente dei sopravvissuti.

Sotto la direzione le loro maestro, Wallace Hartley, hanno continuato a suonare, smettendo solo quando il movimento della nave che s’inabissava fra i flutti non ha più consentito loro di rimanere in piedi. Gli otto musicisti sono periti nell’affondamento.

L’ultimo pezzo di musica suonato era proprio questo inno ben conosciuto nel mondo inglese: “Nearer, my God, to Thee”.

Il maestro, un cristiano convinto, il cui corpo è stato ritrovato, avrebbe detto che se un giorno si fosse trovato su una nave in pericolo, avrebbe suonato questo cantico. Aveva anche espresso il desiderio che lo stesso inno fosse cantato al suo funerale; e così avvenne, alla presenza di una folla immensa.

Wallace Hartley, eseguendo l’aria di questo noto cantico, intendeva portare un ultimo incoraggiamento ai passeggeri in pericolo, invitandoli a volgersi a Dio nella loro angoscia. Per chi credeva, era il ricordo della promessa del Signore di rimanere accanto a loro fino alla fine; e per quelli che avevano ignorato Dio fino a quel momento, era un invito urgente a tendere la mano verso il Signore per essere salvati.

Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia. (Isaia 41:10)

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