Egli dunque si alzò e tornò da suo padre. Ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai suoi servi: “Presto, portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi; portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato”. E si misero a fare gran festa. (Luca 15:20-24)
Un uomo ha due figli. Il più giovane gli chiede la sua parte d’eredità, poi va a spendersela lontano, “vivendo dissolutamente”. Ma per sopravvivere è presto costretto a pascolare i maiali; ha fame e non ha nemmeno il diritti di cibarsi dei baccelli che i maiali mangiavano! Allora pensa alla casa di suo padre e decide di tornare …
Appena lo vede, il padre gli corre incontro, gli si getta al collo e lo bacia. Poi lo veste con l’abito più bello, quello degno di un figlio; infine, organizza una festa per rallegrarsi con tutta la sua casa. Al ritorno dal lavoro, il figlio maggiore si irrita e rifiuta di partecipare alla festa. Accusa il padre d’ingiustizia, ma lui gli dice: “Tuo fratello era perduto ed è stato ritrovato”.
Il figlio più giovane rappresenta ogni uomo, ogni donna, che si rende conto del fallimento della sua vita lontano da Dio, e ritorna a Lui, pentito. Allora Dio, il Padre, lo accoglie con grazia e gli fa gustare la Sua benevolenza. Il figlio maggiore raffigura quelli che comportandosi bene ritengono che Dio debba loro qualcosa. Non conoscono la grazia divina e restano estranei alla Sua gioia.
Ci siamo riconosciuti nella storia del figlio più giovane? Dopo aver vissuto per i nostri piaceri, sfruttando egoisticamente ciò che Dio ci ha donato, siamo tornati a Lui? Se ci pentiamo, conosceremo l’accoglienza del Padre, la Sua grazia e la Sua gioia. Altrimenti corriamo il rischi di essere come il figlio maggiore, soddisfatti di noi stessi, con un cuore freddo e chiuso dall’amore di Dio e del nostro prossimo.




