Accettare

Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà. (Romani 12:2)

Questa semplice parola richiama alla nostra mente l’idea di uno sforzo di fronte alle contrarietà, alle difficoltà o alle prove. In effetti, con tutte le scelte che dobbiamo fare, con tutte le incombenze e le complicazioni di ogni giorno, non è sempre facile accettare che certe situazioni difficili siano necessarie.

Non è facile accettare gli anni di vecchiaia nei quali bisogna sottomettersi all’immutabile declino che conduce alla morte.

Per chi crede al Signore, “accettare” equivale a sottomettersi a Dio, credere che le circostanze della nostra vita, anche quelle che sembrano contrarie, sono permesse o ordinate da Lui. Vuol dire conoscere in ogni situazione la mano del Signore che fa ogni cosa bene.

Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. (Romani 8:28)

Troppo spesso siamo pronti a dire come Giobbe: “I miei disegni, i disegni cari al mio cuore sono distrutti” (Giobbe 17:11); oppure come Giacobbe: “Tutte queste cose pesano su di me!” (Genesi 42:36) quando Dio, a sua insaputa, stava preparando un immenso conforto per il suo cuore straziato: avrebbe ritrovato Giuseppe, il figlio tanto amato che credeva morto.

La nostra consolazione deriva dalla certezza che il Padre nostro celeste conosce e misura tutte le nostre sofferenze, e le attraversa con noi.

Egli aveva detto: «Certo, essi sono il mio popolo, i figli che non m’inganneranno». Fu il loro Salvatore
in tutte le loro angosce. Non fu un inviato, né un angelo ma lui stesso a salvarli; nel suo amore e nella sua benevolenza egli li redense; se li prese sulle spalle e li portò tutti i giorni del passato; ma essi furono ribelli, contristarono il suo spirito santo; perciò egli si mutò in loro nemico, ed egli stesso combatté contro di loro. (Isaia 63:8-10)

Impariamo ad accettare da parte di Dio le situazioni dolorose, con la persuasione che “tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio”.

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