Riconoscere apertamente Dio

Quando Daniele seppe che il decreto era firmato, andò a casa sua; e, tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in ginocchio, pregava e ringraziava il suo Dio come era solito fare anche prima. (Daniele 6:10)

Daniele era irreprensibile e integro in ogni cosa. Era al servizio del re come ministro e suscitava l’invidia degli altri servitori perché egli riusciva in qualunque cosa ottenendo così l’approvazione del re stesso.

Questi servitori escogitano un piano per ingannare il re ed eliminare Daniele. Presero ad adulare il loro sovrano e lo convinsero a firmare un decreto in cui chiunque non adorasse altri che lui fosse messo a morte.

Quando Daniele seppe del decreto continuò, come al solito, tre volte al dì, a pregare tenendo le finestre aperte. Non si nascose, ma avendo completa fiducia nel suo Dio, continuò nelle sue preghiere. Egli era non solo uomo onesto ed irreprensibile, ma anche un buon testimone del Signore, aveva portato testimonianza della sua fede in Dio al re.

Gli altri ministri mossi dall’invidia riferirono di Daniele al re e lo costrinsero ad applicare il decreto. Questi stimava Daniele e cercò di risparmiarlo, ma un decreto del re non poteva essere annullato ed allora egli stesso disse: “Il tuo Dio, che tu servi con perseveranza, sarà lui a liberarti” (Daniele 6:16). E così fu. Daniele fu condotto nella fossa dei leoni.

I leoni che dovevano sbranare Daniele si comportarono come agnellini, sembravano ignorarlo e così trascorse la notte: il suo Dio si era preso cura di lui. Il re, nel suo letto, ebbe una notte agitatissima. Era preoccupato per le sorti di Daniele, suo caro e fede servitore.

Come fu mattina andò alla fosse dei leoni e vide Daniele sano e salvo e si rallegrò. Diede allora ordine di far uscire Daniele e rinchiudervi i servitori infedeli. Appena questi entrarono nella fosse i leoni si avventarono su di loro e li sbranarono.

Il re promulgò un altro decreto: tutti dovevano onorare e pregare il Dio di Daniele, il solo vero Dio. Anche il re lo aveva capito.

E noi? Siamo buoni testimoni di Dio? Gli altri possono dire di noi le stesse cose che il re disse a Daniele? In un mondo di confusione nel quale viviamo, dove tante persone proclamano apertamente le loro cattiverie e la loro immoralità, noi che amiamo il Signore, abbiamo la stessa forza di proclamare apertamente il nostro amore verso Gesù, verso colui che ha donato la sua preziosa vita affinché noi potessimo avere pace, gioia e serenità in Lui? Riconosciamo apertamente il nostro caro amico!

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