Essere d’esempio

Detto questo, prese del pane e rese grazie a Dio in presenza di tutti; poi lo spezzò e cominciò a mangiare. E tutti, incoraggiati, presero anch’essi del cibo. (Atti 27:35-36)

La nave sulla quale l’apostolo Paolo viaggiava, si trovava in balia delle onde ormai da molti giorni. Più volte furono sul punto di essere inabissati. Per descriverci la pericolosità di quella navigazione, il narratore si esprime così: “Già da molti giorni non si vedevano né sole né stelle, e sopra di noi infuriava una forte tempesta, sicché ogni speranza di scampare era ormai persa” (Atti 27:20).

Insomma, ciò che leggiamo ci lascia immaginare quanto tremendi e angoscianti debbano essere stati i giorni dell’apostolo su quella nave. Ma, grazie a Dio, questa storia ci mostra ancora una volta “la differenza che c’è fra colui che serve Dio e colui che non lo serve” (Malachia 3:18).

Mentre tutti i prigioneri erano pronti a calare di nascosto le scialuppe per fuggire e mettersi in salvo, Paolo si alza in piedi e dichiara: “Ora però vi esorto a stare di buon animo, perché non vi sarà perdita della vita per nessuno di voi ma solo della nave. Poiché un angelo del Dio al quale appartengo, e che io servo, mi è apparso questa notte, dicendo: “Paolo, non temere; bisogna che tu compaia davanti a Cesare, ed ecco, Dio ti ha dato tutti quelli che navigano con te” (Atti 27:22-24).

Elevati al di sopra delle tempeste e proclama la Parola di Dio, “facendo così, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano” (1 Timoteo 4:16).

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