Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. (Ebrei 12:1-2)
Vicino ai Fori Imperiali, a Roma, si vedono le rovine di un carcere in cui i prigionieri dell’imperatore trascorrevano le loro ultime ore prima dell’esecuzione. Si vede anche un pezzo della catena che li legava a un palo di ferro. Per molti cristiani quella prigione fu, senza dubbio, l’ultima tappa prima del loro riposo con il Signore.
Hanno dato la vita per amore del loro Salvatore, il loro Messia, è vero, ma Gesù li aveva amati per primo: “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo” (1 Giovanni 4:19). Egli ha sacrificato la propria vita per noi quando eravamo malvagi e peccatori.
Quei credenti hanno sofferto nelle prigioni, nelle arene, sui roghi, ma non sentivano il peso del peccato che opprimeva le loro coscienze: il loro Salvatore aveva espiato il loro peccato. Erano sostenuti dal sentimento di approvazione del loro Signore: avevano davanti a loro la prospettiva di essere con Lui. E’ l’esperienza che fanno anche oggi molti credenti perseguitati in varie parti del mondo.
Quelli furono martiri, ma Gesù è il Salvatore: quelli furono discepoli, ma Lui è il Maestro. Quegli uomini e quelle donne di fede sono dei testimoni, ma Lui è il grande perfetto Testimone. Gesù, che è Dio, si è fatto Uomo e ha sofferto il supplizio del martirio, Lui l’unico Giusto.
Alla croce ha preso su di Sé il peso dei nostri peccati. Il Suo sacrificio ha risposto all’offesa fatta a Dio dal peccato dell’uomo colpevole. E’ doveroso avere un’alta stima dei testimoni fedeli di ogni tempo, ma adoriamo l’unico degno di adorazione, Gesù, l’Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo.




