Allora la parola del SIGNORE fu rivolta a Samuele, dicendo: «Io mi pento di avere stabilito Saul re, perché si è allontanato da me e non ha eseguito i miei ordini». Samuele ne fu irritato e gridò al SIGNORE tutta la notte. (1 Samuele 15:10-11)
Nella storia di Israele, Samuele è stato l’ultimo dei giudici d’Israele e ha consacrato il primo re, Saul. Aveva avvertito il popolo dei rischi di scegliere un re umano, ma non fu ascoltato.
Saul, dopo un buon inizio, si rivelò malvagio e infedele a Dio. Dopo una sua disubbidienza, Samuele passò una notte esprimendo irritazione e dolore a Dio. Il giorno seguente, andò a riprenderlo e gli annunciò il giudizio di Dio.
Di notte, molte volte, mille pensieri attraversano la mente. Si ricordano cose sbagliate che si sono fatte, parole che avremmo dovuto dire e altre che vorremmo non aver dette. Peccati confessati e perdonati riaffiorano e spesso l’immaginazione li trasforma in preoccupazioni.
Che fare? Parlarne con Dio dicendogli tutto quello che sentiamo, come ha fatto Samuele. Ricordare le promesse di Dio. Trasformare le nostre preoccupazioni in suppliche e lodi. Pregare finché non si prende sonno.




