Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. (Luca 24:46-47)
Il capitolo 23 dell’evangelo secondo Luca si conclude con un triste crepuscolo. Il Signore Gesù è stato posto in una tomba. No vi è più speranza per i suoi discepoli. Ma al capitolo 24 sorge il mattino della risurrezione. Allora tutto si aprirà su un avvenire di gloria e di gioia, conseguenza d’una tomba vuota.
Il cuore dei due discepoli che ritornavano a casa loro, a Emmaus, era pervaso di tristezza. Ma qualcuno li raggiunge e si mette a camminare accanto a loro, qualcuno che fa ardere quei cuori aprendo loro le Sacre Scritture.
Ed essi dissero l’uno all’altro: «Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentre egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?» (Luca 24:32)
Attraverso i libri di Mosè e per mezzo dei libri dei profeti, il Maestro stesso spiega loro tutto ciò che lo concerne. Quando a tavola con loro benedice il pane, i loro occhi si aprono e lo riconoscono.
Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero; ma egli scomparve alla loro vista. (Luca 24:31)
Un poco più tardi, gli apostoli, ansiosi dietro a delle porte chiuse, vedono tutt’a un tratto il Signore in mezzo a loro.
Ora, mentre essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» (Luca 24:36)
Non lasceranno forse, da quel momento in poi, le porte aperte, per essere i testimoni coraggiosi della risurrezione?
Gesù apre loro l’intelligenza perché essi possano comprendere ciò che vuole dire loro. L’Evangelo è aperto: il perdono dei peccati è annunciato senza indugio a tutte le nazioni. La loro bocca non sarebbe allora aperta anche per testimoniare di queste cose e per lodare continuamente Dio?



