Non cessate mai di pregare. In ogni cosa rendete grazie, perché tale è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. (1 Tessalonicesi 5:17-18)
Si può pregare dappertutto. Io ho l’abitudine di pregare nella metropolitana, anzitutto per tutti quegli sconosciuti, ma conosciuti da Dio, che sono intorno a me. Poi, se il tragitto è lungo, leggo nella mia Bibbia tascabile.
Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio, pregando in ogni tempo con ogni sorta di preghiera e di supplica nello Spirito, vegliando a questo scopo con ogni perseveranza e preghiera per tutti i santi, e anche per me affinché, quando apro la mia bocca, mi sia dato di esprimermi con franchezza per far conoscere il mistero dell’evangelo, per il quale sono ambasciatore in catene, affinché lo possa annunziare con franchezza, come è mio dovere fare. (Efesini 6:17-20)
Un giorno stavo così leggendo, quando la mia vicina, una donna giovane ed elegante, mi disse: “Se lei leggesse ad alta voce, potrei approfittarne anch’io”. Un po stupita da questa richiesta, le lessi la fine del mio capitolo, ma dopo un breve scambio di parole, dovemmo separarci, perché ero arrivata alla mia stazione.
Io che pensavo di essere l’unica persona nella metropolitana, che ricercava la compagnia del Signore! Mi ero chiesta nel tragitto di andata se veramente non ci fossero altri che pregassero in quel vagone. Evidentemente non aspettavo una risposta e al ritorno ricevetti quell’incoraggiamento.
Qualcuno ha detto che la preghiera è il respiro dell’anima. Il respiro è una funzione vitale automatica che si esercita in modo permanente dovunque ci troviamo. E se l’aria della metropolitana non sembra particolarmente favorevole ai nostri polmoni, la nostra anima può, come ovunque, respirarvi l’aria del cielo. Facciamolo approfittando di ogni occasione.
E’ proprio durante un viaggio su un carro che l’Etiope fu istruito dall’evangelista Filippo mentre leggeva le Sacre Scritture.
Or un angelo del Signore parlò a Filippo, dicendo: «Alzati e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che da Gerusalemme scende a Gaza; essa è deserta». Egli si alzò e si mise in cammino; ed ecco un uomo Etiope, eunuco, un alto funzionario di Candace, regina degli Etiopi, sovrintendente di tutti i suoi tesori, che era venuto a Gerusalemme per adorare.
Or egli se ne stava ritornando e, seduto sul suo carro, leggeva il profeta Isaia. E lo Spirito disse a Filippo: «Accostati e raggiungi quel carro!». Filippo gli corse vicino e, sentendo che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Comprendi ciò che leggi?». Quegli disse: «E come potrei, se nessuno mi fa da guida?».
Poi pregò Filippo di salire e di sedersi accanto a lui. Or il passo della Scrittura che egli leggeva era questo: «Egli è stato condotto al macello come una pecora; e come un agnello è muto davanti a chi lo tosa, così egli non ha aperto la sua bocca. Nella sua umiliazione gli fu negata ogni giustizia; ma chi potrà descrivere la sua generazione? Poiché la sua vita è stata tolta dalla terra». E l’eunuco, rivolto a Filippo, disse: «Ti prego, di chi dice questo il profeta? Lo dice di se stesso o di un altro?».
Allora Filippo prese la parola e, cominciando da questa Scrittura, gli annunziò Gesù. E, mentre proseguivano il loro cammino, giunsero ad un luogo con dell’acqua. E l’eunuco disse: «Ecco dell’acqua, cosa mi impedisce di essere battezzato?». E Filippo disse: «Se tu credi con tutto il cuore, lo puoi». Ed egli rispose, dicendo: «Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio».
Allora comandò al carro di fermarsi; ed ambedue, Filippo e l’eunuco, discesero nell’acqua, ed egli lo battezzò. Quando uscirono dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo, e l’eunuco non lo vide più; ma proseguì il suo cammino pieno di gioia. (Atti 8:26-28)
Testimonianza di una credente




