Nell’attuale epoca, in cui tutti i mezzi di comunicazione trasformano la vita di ciascuno, si ode pure parlare, sempre più freguentemente, di persone che soffrono di solitudine.
Leggiamo la testimonianza di due persone che hanno trovato in Gesù una presenza costante e reale:
“Gesù è la sola persona con cui posso comunicare in qualsiasi situazione – spiegava una vedova -. Mi comprende perfettamente. Ho talvolta volta qualche difficoltà a confidargli i dettagli più insignificanti della mia vita. Eppure, l’esperienza me l’ha abbondantemente provato, Egli si occupa sempre di me”.
Un invalido, immobilizzato nel suo letto, scriveva ad un amico:
“Cristo mi ha reso capace di accettare la sofferenza senza risentimento interiore, né amarezza, ne noia. Sono dei sentimenti che Egli ha tolti e sostituiti con la pace, la gioia, e una certa meraviglia durante le mie ore di solitudine. La mia attenzione non si cristalizza più su me stesso, talmente sono numerose le cose che si possono fare per Cristo, anche rimanendo coricati aulla schiena”.
E, detto questo, mostrò loro le sue mani e il costato. I discepoli dunque, vedendo il Signore, si rallegrarono. (Giovanni 20:20)
Il Signore non ha promesso a colui che si confida in Lui una vita senza difficoltà. Ma la sua presenza colma un bisogno profono e vitale di ogni essere umano, quello di non essere solo.
Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente. Amen». (Matteo 28:19-20)
Questa gioia e questa pace in Cristo si vedono molto più spesso presso credenti privi di sicurezza, di salute, di beni materiali. Essi ricercano più facilmente la loro felicità in Gesù solo.




