Geremia era giovanissimo quando fu chiamato all’ufficio profetico, perciò respinse l’incarico.
Io risposi: «Ahimè, Signore, DIO, io non so parlare, perché non sono che un ragazzo». (Geremia 1:6)
Ma Dio gli promise forza e grazia suffciente per l’opera sua. Per quarantadue anni attese a quest’ardua missione con fedeltà instancabile, in mezzo alle più dure prove e persecuzioni. Oltremodo ingrato fu il suo compito. Fu nelle mani di Dio un mezzo non d’incoraggiamento, ma di scoraggiamento. La sua voce invitava il popolo del continuo a sottomettersi ai suoi nemici.
In tutto quel tempo, la gente si trovava in misera condizione, e il profeta fu calunniato, incarcerato, e spesso si trovò in pericolo di morte. In uno di questi casi dolorosi, fu preso e gettato in un pozzo.
Allora essi presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malchia, figlio del re, che era nel cortile della prigione; vi calarono Geremia con delle funi. Nella cisterna non c’era acqua ma solo fango, e Geremia affondò nel fango. (Geremia 38:6)
Dio si usò di un eunuco per convincere il re, Sedechia, a salvarlo dalla morte sicura.
Ebed-Melec, etiope, eunuco che stava nel palazzo del re, udì che avevano messo Geremia nella cisterna. Il re stava allora seduto alla porta di Beniamino. Ebed-Melec uscì dalla casa del re e parlò al re, dicendo: «O re, mio signore, quegli uomini si sono comportati male in tutto quello che hanno fatto al profeta Geremia, gettandolo nella cisterna; egli morirà di fame là dov’è, poiché non c’è più pane in città». Il re diede quest’ordine a Ebed-Melec, l’Etiope: «Prendi con te trenta uomini di qui e tira su il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia». (Geremia 38:7-10)
Sei perseguitato per cagione di giustizia e dell’Evangelo? Dio segue ogni nostri passo.




