Gesù udì che lo avevano cacciato fuori; e, trovatolo, gli disse: «Credi nel Figlio dell’uomo?» (Giovanni 9:35)
Abbiamo già incontrato delle persone che dicono di essere “credenti non praticanti”. Se si tratta di “praticare” una religione, nel senso di seguire riti per abitudine o tradizione, poco conta. Non è la religione che salva. Ma dire di essere credente cristiano e non praticare gli insegnamenti di Cristo è un controsenso.
Immaginiamo un medico non praticante! E’ come se non fosse affatto medico: la sua scienza non è utile a nessuno! No, quello che si pretende di essere, deve essere visto, altrimenti è assurdo.
Siamo dei credenti? Indubbiamente crediamo a tante cose; ma crediamo al Signore Gesù Cristo, morto per espiare i nostri peccati? In questo caso siamo salvati, ossia perdonati, ed ora abbiamo una vera relazione con Dio. Siamo amati e curati da Dio: che sicurezza!
E allora, rimaremmo credenti “non praticanti”? Speriamo proprio di no. Se decidiamo di dare un posto a Gesù nella nostra vita, avremo il desiderio di conoscerlo meglio, di ascoltarlo, di fargli piacere, di parlargli, di parlare di lui con gli altri, di ringraziarlo per suo amore.
Non si tratta di una pratica religiosa che di fa sperare di essere salvati; è invece una vera esperienza di amore per Gesù che ci ha amati per primi. Non possiamo rimanere neutrali: o crediamo, e questo cambierà la nostra vita; o non crediamo e rimarremo senza Dio, con mille motivi per essere disperato.
Oggi, scegliamo di conoscere il Dio che la Bibbia ci rivela, che ci ama e che l’ha dimostrato. Vedremo che questo cambierà tutto, dentro di noi e nel nostro comportamento.
Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano. (Ebrei 11:6)



