Non sono infatti consapevole di colpa alcuna; non per questo sono però giustificato, ma colui che mi giudica è il Signore. (1 Corinzi 4:4)
Possiamo affermare che la coscienza è lo strumento interiore che misura ciò che è giusto e ciò che non lo è.
Un costruttore trascinato in giudizio per dei gravi difetti di un suo manufatto rispose agli accusatori: “La mia coscienza non mi rimprovera nulla”. Questo però non cambiò il verdetto del giudice che rispose: “La sua coscienza non è fatta come la mia”.
La coscienza è un senso morale di ciò che è giusto e di ciò che non lo è, e costituisce una parte del nostro essere, come l’intelligenza e la volontà. E’ la voce interiore che dice con autorità: “Questo non è bene, questo è male”.
Ma notiamo che essa non è assoluta, e neppure sempre fedele. Ha bisogno di essere orientata e guidata da regole, come il capitano d’una nave ha bisogno d’una bussola per dirigere la nave.
Questa bussola è la Parola di Dio. Essa dichiara che Dio è santo, che ha gli occhi troppo puri per sopportare la vista del male, e definisce ciò che Egli considera come peccato.
Tu hai gli occhi troppo puri per vedere il male e non puoi guardare l’iniquità. (Abacuc 1:13)
Essa dà anche il rimedio al male: l’opera di Gesù Cristo alla croce.
Ma attenzione! Qualcuno ha detto: “La coscienza è come un cane da guardia; quando vede passare sempre le stesse persone, non abbaia più”.
Per questo io mi sforzo di avere continuamente una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini. (Atti 24:16)



