La felicità di essere perdonati

Beato colui la cui trasgressione è perdonata, il cui peccato è coperto! Beato l’uomo a cui l’Eterno non imputa l’iniquità, e nel cui spirito non c’è inganno. (Salmo 32:1-2)

Beato… Beato! Così esclama il re Davide, dopo aver riconosciuto il suo peccato davanti a Dio e ricevuto il perdono. Mille anni più tardi, l’apostolo Paolo cita queste parole per far condividere tale felicità a tutti quelli che Dio ha perdonato.

Da allora sono trascorsi circa duemila anni e questo messaggio è sempre attuale. Il credente sa che tale felicità non è effimera; è un motivo di gioia che non può essere distrutto, né oggi, né domani. E’ un tesoro di cui la morte stessa non può privarlo.

Anzi la morte, quando arriva, introduce il credente alla presenza di Gesù, che ha compiuto tutto per darci gratuitamente il perdono.

Potresti vivere senza conoscere tale felicità? Se non la conosci ancora, leggi i primi tre capitoli dell’epistola ai Romani, in cui l’apostolo Paolo, prima di tutto, dimostra che non c’è un solo giusto e che tutti sono colpevoli dinanzi a Dio.

Poi dimostra che l’opera di Gesù Cristo, il Redentore, compiuta alla croce, risponde alla colpevolezza di chiunque si avvicina a Dio con fiducia. A causa di Cristo, del suo sangue sparso sulla croce, Dio, che è sempre perfettamente giusto, giustifica gli ingiusti; vale a dire, considera giusti quelli che si appropriano del sacrificio di Gesù Cristo.

Non tardare a venire a Dio, ti ama. Egli vuole accogliere ogni persona che riconosce i suoi peccati e accetta Gesù Cristo come suo Salvatore, suo grande liberatore.

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