Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita. Ho scritto queste cose a voi che credete nel nome del Figlio di Dio, affinché sappiate che avete la vita eterna e affinché continuiate a credere nel nome del Figlio di Dio. (1 Giovanni 5:12-13)
Desidero descrivervi le quattro lezioni che ho dovuto imparare in relazione con la mia salvezza. Ero un adolescente spensierato quando, una sera, mio padre mi diede un opuscolo cristiano, pregandomi di leggerlo.
Con mia grande sorpresa, rispondeva alla mia domanda segreta: Sono realmente salvato?
Da qualche tempo ero preoccupato a quel riguardo. A volte ero fiducioso, ma altre volte mi chiedevo se non m’illudessi, se non fossi solo uno che desiderava essere salvato, ma che non lo fosse realmente.
Quel foglietto arrivò al momento opportuno. Spiegava che non bisognava guardare né ai propri pensieri, o ai sentimenti, o ai dubbi, ma a ciò che afferma la Parola di Dio. Quando dice che chi crede ha la vita, è la verità, anche se non si prova nessuna particolare emozione. Era un prima lezione.
Dopo qualche tempo sono andato ad assistere ad una riunione per giovani, tenuta da un servitore di Dio. E’ lì che ho capito una seconda lezione.
Pensavo che il predicatore avrebbe citato molti versetti sulla salvezza e che ci avrebbe chiesto di credere in Gesù Cristo. In effetti, ha citato dei versetti, ma soprattutto ci ha parlato con affetto e ci ha incoraggiati, dicendoci:
“Siate pazienti e abbiate fiducia nel Signore. Venuto il momento, dopo che la vostra coscienza sarà stata sensibilizzata, Gesù vi riempirà della gioia della salvezza. E’ Dio stesso che, con il suo Spirito, ve ne darà certezza”.
In lui anche voi, dopo aver udita la parola della verità, l’evangelo della vostra salvezza, e aver creduto, siete stati sigillati con lo Spirito Santo della promessa; il quale è la garanzia della nostra eredità, in vista della piena redenzione dell’acquistata proprietà a lode della sua gloria. (Efesini 1:13-14)
Credere a Dio è dare la precedenza alla sua Parola rispetto ai nostri pensieri ed ai nostri sentimenti. E’ un primo punto da afferrare. Occorre anche credere che egli è amore e che desidera veramente salvarci.
Ricordo ancora il luogo in cui, improvvisamente, m’è venuto in mente questo versetto:
L’Eterno mi salverà; e noi canteremo i miei cantici con gli strumenti a corda, tutti i giorni della nostra vita nella casa dell’Eterno». (Isaia 38:20)
In un istante ho capito che Dio mi aveva amato per primo, che aveva voluto salvarmi e fare di me un suo figlio. Ho avuto la certezza di essere salvato. Lo Spirito Santo mi presentava questo versetto con tutta la sua forza di convinzione. Mi aveva preparato interiormente, ed ora la Parola di Dio poteva mettere le sue radici in me.
Ho accettato che Dio mi amasse veramente, che amasse me, personalmente. Sapevo che gli appartenevo; Gesù aveva pagato, per questo, un prezzo molto elevato.
E ora, o Signore, o Eterno, tu sei DIO, le tue parole sono verità, e hai promesso queste belle cose al tuo servo. (2 Samuele 7:28)
Eppure c’era ancora una lezione da imparare. Per un certo periodo sono stato assalito da molti dubbi, finché un giorno, ho letto questo pensiero di un credente:
“Non rimettete in dubbio, nel buio del turbamento e della tentazione, quello che avete imparato nella luce”.
Era vero, a m’è stato utile ritornare all’amore del Signore che s’è definitivamente imposto al mio cuore e alla mia coscienza. Da quel giorno ho sperimentato che il Signore mi segue, mie tiene per mano, mi rialza, mi fortifica. E’ lui che mi tiene nelle sue mani. Mi porta sulle sue spalle.
Restiamo stabili, fermi nella fede, coscienti dell’amore di Dio. E’ lì che il credente trova la sorgente per la sua vita.
Qual uomo fra voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro alla perduta finché non la ritrova? E quando la ritrova, se la mette sulle spalle tutto contento; e, giunto a casa, convoca gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta”. Io vi dico che allo stesso modo vi sarà in cielo più gioia per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento. (Luca 15:4-7)
Testimonianza di un giovane credente



